Fondata a Vicenza nel 1966, Bottega Veneta conserva un legame autentico con i principi di Labor et Ingenium, espressione di artigianalità e creatività. Preservare il patrimonio artigianale rappresenta per l’azienda una responsabilità sociale e culturale, insieme all’impegno di garantire un ambiente di lavoro etico, inclusivo e sostenibile.
Dal 2020, Bottega Veneta collabora con UNHCR per offrire percorsi di formazione, tutoraggio e opportunità professionali a persone rifugiate. La Maison ha accolto rifugiati provenienti da sette Paesi, coinvolgendoli prima nei programmi dell’Accademia Labor et Ingenium e successivamente nei propri atelier e siti produttivi in Veneto. Oggi l’azienda conta 15 persone rifugiate nel proprio organico, di cui 10 hanno completato il percorso dell’Accademia aziendale.
Per il quarto anno consecutivo, Bottega Veneta riceve il premio “Welcome – Working for Refugee Integration” di UNHCR, a riconoscimento dell’impegno nell’inclusione e nell’inserimento lavorativo dei rifugiati. Tra le storie più significative vi è quella di Eddy, impiegato presso l’Atelier Bottega Veneta di Vigonza dedicato alla produzione di calzature.

Eddy ha 36 anni e viene dalla Nigeria. Lasciare il proprio Paese non è stata una scelta facile, ma una necessità: la situazione politica e di sicurezza era diventata sempre più instabile e vivere con serenità non era più possibile. La perdita del padre ha reso quel momento ancora più difficile, segnando profondamente la sua vita e spingendolo a cercare un futuro diverso.
Il suo arrivo in Europa è stato tutt’altro che semplice. Dopo essere arrivato in Italia nel 2016, si è trasferito in Austria per richiedere asilo, ma nel 2018 è stato riportato nuovamente in Italia. Quegli anni sono stati segnati da continui spostamenti, incertezza e difficoltà: come racconta lui stesso, “ogni volta dovevo ricominciare da capo, senza stabilità e senza sapere cosa sarebbe successo dopo”.
Quando è tornato in Italia, Eddy ha deciso di non arrendersi. Ha iniziato a ricostruire la propria vita un passo alla volta: ha imparato la lingua, ha ottenuto il permesso di soggiorno e ha trovato un primo punto di appoggio in una cooperativa nel territorio veneziano.
Nel 2020 è arrivata un’opportunità importante: ha iniziato a lavorare in Bottega Veneta, nel reparto shoes della sede di Malo. Ma anche questa nuova fase non è stata facile. Per tre anni ha affrontato ogni giorno un lungo e faticoso viaggio per raggiungere il lavoro, tra treno e bicicletta, sveglia prima dell’alba e rientro la sera tardi. “Era un sacrificio costante, fisico e mentale”, racconta. “Ero lontano da casa, lontano dalla mia famiglia, ma continuavo ad andare avanti perché credevo che tutto questo avrebbe avuto un senso.”
E quel senso è arrivato.
Grazie alla stabilità del lavoro, Eddy ha potuto finalmente cambiare la propria vita: trovare una casa vicino al luogo di lavoro e, soprattutto, far arrivare la famiglia in Italia. Questo è stato per lui il momento più importante: smettere di vivere nella distanza e nella fatica e iniziare a costruire davvero un futuro insieme alle persone che ama.
La sua esperienza in Bottega Veneta è stata fondamentale in questo percorso. Eddy ha trovato “un ambiente aperto, fatto di persone diverse tra loro, dove ogni giorno si cresce insieme”. Si è sentito ascoltato e supportato, anche nei momenti più difficili.
Oggi l’Italia è diventata la sua casa.
Nel 2023 si è sposato con Grace in Nigeria, e nel 2024 lei lo ha raggiunto in Italia, dove è nato il loro figlio. La loro famiglia, finalmente insieme, è il risultato di anni di sacrifici, difficoltà e perseveranza.
Eddy si dice profondamente grato a UNHCR e a Bottega Veneta, “perché mi hanno dato non solo un lavoro, ma la possibilità concreta di ricominciare, di costruire una nuova vita e di immaginare un futuro migliore per la mia famiglia”.